La lega nel brutto caos

La procura di Milano, in una indagine congiunta con quelle di Napoli e Reggio Calabria, ha indagato il tesoriere della Lega nord (da ieri ex tesoriere), Francesco Belsito, e altre due persone (Stefano Bonnet e Paolo Scala) con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello stato e appropriazione indebita. La Guardia di Finanza ha effettuato una lunga perquisizione nella sede milanese del partito, in Via Bellerio, e nella sede del sindacato padano (Sin.pa) guidato dalla pasionaria e fedelissima di Umberto Bossi, Rosy Mauro.
16 AGO 20
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La procura di Milano, in una indagine congiunta con quelle di Napoli e Reggio Calabria, ha indagato il tesoriere della Lega nord (da ieri ex tesoriere), Francesco Belsito, e altre due persone (Stefano Bonnet e Paolo Scala) con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello stato e appropriazione indebita. La Guardia di Finanza ha effettuato una lunga perquisizione nella sede milanese del partito, in Via Bellerio, e nella sede del sindacato padano (Sin.pa) guidato dalla pasionaria e fedelissima di Umberto Bossi, Rosy Mauro. Anche la segretaria particolare di Bossi, Daniela Cantamessa, è stata sottoposta a una perquisizione personale. Il tesoriere Belsito è in sostanza accusato, tra le altre cose, di avere utilizzato a fini privati, per conto della famiglia di Bossi, i fondi pubblici destinati all’attività politica; come risulta anche dal decreto di perquisizione si tratterebbe di “esborsi effettuati per esigenze personali di familiari del leader della Lega, in contanti, con assegni circolari o attraverso contratti simulati”.
Roberto Maroni, da molti mesi in conflitto con l’ala del partito più vicina all’anziano leader, si è espresso senza troppe cautele e in toni che rasentano la rottura: “Si poteva fare qualcosa prima, ma purtroppo questa richiesta non è stata ascoltata da chi doveva decidere”. E poi: “Noi abbiamo anche chiesto in Consiglio federale che ci portassero i conti e che si facesse chiarezza, che Belsito facesse un passo indietro e venisse nominato un nuovo amministratore. Purtroppo questa richiesta non è stata ascoltata”. In una serie di colloqui privati, Maroni ha lanciato ieri una sorta di ultimatum ai suoi avversari interni (i fedelissimi di Bossi): Belsito si dimetta, o chiederò la convocazione urgente del consiglio federale. L’ex ministro dell’Interno ha in sostanza minacciato una conta interna al massimo organo del partito che forse avrebbe avuto il sapore della rottura definitiva tra lui e il leader Bossi. Il tesoriere, che vive a Genova, dopo aver raggiunto Bossi a Milano, si è poi in effetti dimesso; malgrado l’ala dura del cosiddetto “cerchio magico” bossiano avesse tentato di resistere a un “inaccettabile ultimatum di Maroni”. L’impressione è che la guerra interna alla Lega tra il gruppo dei fedelissimi di Bossi e i maroniani non preveda (ma chissà) il coinvolgimento diretto dell’anziano leader che Maroni, malgrado tutto, ha sempre considerato un simbolo intangibile. Difatti attorno al leader si è stretto tutto il partito, maroniani compresi (pur con qualche sfumatura), tutti impegnati a distinguere la figura del capo da quella del Tesoriere.
Anche Silvio Berlusconi è intervenuto per difendere il leader della Lega. “Sono certo che tutto si chiarirà e che verrà provata l’assoluta estraneità di Bossi e della sua famiglia a qualsiasi ipotesi di reato. Lo conosco, non c’entra niente”.
L’alleanza storica tra Pdl e Lega si è incrinata in maniera vistosa con l’avvento del governo Monti e dopo la recente decisione del Pdl di lavorare con Pd e Udc a una riforma elettorale che elimina l’obbligo di coalizione. Ma se quelle di Berlusconi possono essere interpretate come le parole di un amico, la solidarietà a Bossi espressa ieri dal segretario del Pdl, Angelino Alfano, ha invece dato alla vicenda un senso politico. “Ciò che è stato immaginato su Bossi è inapplicabile alla persona”, ha detto Alfano. Tra un mese si votano le elezioni amministrative in moltissimi comuni del nord, in Lombardia e Veneto (tra cui Verona). “Mi auguro che per i ballottaggi sia possibile ricomporre la coalizione”, ha spiegato il governatore lombardo Roberto Formigoni al termine di un ufficio di presidenza del Pdl nel corso del quale il Cavaliere avrebbe detto che “andare da soli alle amministrative, per la Lega, è puro masochismo”.